Il capostazione va in pensione
Nel lontan sessantatrè era Ottobre quando haimè
a Milano si presenta tutto arzillo su due piè.
Questo baldo giovanotto si destreggia in biglietteria
un pochino col lavoro un po’ più con la Maria.
Ma il capo lui vuol fare e a Novate vuole andare
lì treni van su e giù e in trasferta vai di più.
Dopo un poco di gavetta questo qui si vuol piazzare
stazion vuote ce ne stanno; lui ad Asso vuole andare.
La Brianza è troppo bella per lasciarsela scappare
ma a correr sono in tanti e qualcun c’è da fregare.
C’è Polcaro, Albarano, c’è Barucci in dirittura
se non corri ai ripari sarà grande fregatura!
Per fortuna il nostro capo giunge a destinazione
La stazione è tutta sua; oh che bella emozione!
Qui ci son nuovi colleghi; non c’è blocco interruzioni,
ma Marzian, Barba, i Paredi che son gran simpaticoni.
I colleghi sono tanti che lo seguono negli anni
prima, ultima, riposo, passan anche tanti affanni.
C’è Mazzeo, Lancillotto, c’è la Carla ed il Frigerio
c’è il Bello, il Gnè Gnè ed il Roda ch’è il più serio.
Seguon pure molti altri che son tanti a nominare
ci son pure quelli che, lampadari vedon ballare.
Quando poi questo si impunta e il murgnina vuole fare
qui c’è solo la Carlotta che lo possa sistemare.
Lei lo prende con destrezza, lo rigira e lo rivolta
e se questo qui non cede lo rifà un’altra volta.
Da quel giorno di Aprile tanti anni son passati
contributi ne hai pagati e i capelli son sbiancati.
Lento lento corre il tempo, sui binari dell’ignoto
pian pianino ruba gli anni e a te lascia qualche foto.
Or che insieme festeggiamo tanta lunga permanenza
tutti quanti ti auguriamo tanti anni di quiescenza